Gemellopoli - La città dei gemelli e delle gemelle

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Il linguaggio segreto o Criptofasia di Giuliana Puglia

"Criptofasia" è stato chiamato da Zazzo (1949) un tipo di linguaggio gemellare che appare tra i due e i quattro anni e non sembra raggiungere la coscienza, per cui sfugge per lo più ad ogni precisa indagine interrogando "a posteriori", in età adulta, i gemelli. Il fenomeno è ammesso in circa il 50% dei casi, ma non viene quasi mai descritto, esemplificato. Gemelli adulti affermano talvolta di avere avuto un linguaggio che gli altri non capivano, ma non ricordano nulla di questo "linguaggio": rimangono tracce, in alcuni, delle sue definizioni inventate, sempre suggestive, ad esempio "fatato", "elalico". Da molti autori viene anche fatto un parallelo tra criptofasia gemellare e linguaggio segreto creato in età scolare da gruppi di giovani con la funzione di delineare linguisticamente il confine del gruppo di appartenenza e rendere questi confini impenetrabili agli altri. Pare discutibile questo confronto perchè il linguaggio segreto dei piccoli gemelli è inconscio, spontaneo, mentre quello dei gruppi che si costituiscono in età evolutiva è una stipulazione: comporta un accordo sulle regole (per esempio parole dette all' inverso o aggiunte di "fa" ad ogni sillaba ecc.) e può essere recuperato nella memoria.
Quanto alle testimonianze dei genitori, anch' essi dopo molto tempo ricordano poco o nulla di un linguaggio esclusivo, che pur avevano rilevato tra i loro piccoli. Altre volte negano di averlo rilevato, ma contraddicendosi: significativo è il fatto che una madre, dopo aver affermato che i bambini non avevano mai utilizzato un linguaggio segreto, ha aggiunto che parlavano pochissimo e con grande ritardo, in quanto non ne sentivano il bisogno "perché tra loro si capivano benissimo".
Di una criptofasia sostanzialmente derivata dalla lingua ( inglese ) parlata in famiglia, con estrema velocità, riferisce la Wallace (1988) a proposito delle "gemelle che non parlavano". Anche un' altra madre di gemelle definisce incomprensibile, soprattutto per la velocità, il linguaggio utilizzato dalle figlie gemelle (di 17 anni) negli eccessi d' ira e nei litigi. Il linguaggio segreto è un effetto della vita di coppia, è la manifestazione del suo isolamento dal contesto familiare, è l' espressione del rapporto preferenziale con il cogemello, il segno anche della distanza di ciascun piccolo dalla madre, che invece per i nati singoli costituisce l' altro polo di una comunicazione esclusiva.
Questo linguaggio segreto tende a persistere nel tempo, rallentando, e talvolta ostacolando, i processi formativi del linguaggio sociale, quello che consente di comunicare con il mondo. In situazioni di isolamento forzato, in cui non è dato a degli individui apprendere un linguaggio condiviso dall' ambiente culturale in cui sono inseriti, ne viene creato comunque uno, con regole proprie.
Questo può avvenire, ad esempio, tra sordi cresciuti in condizione di abbandono con assenza di istruzione e limitate sollecitazioni ambientali (Sacks 1986) ma non si realizza tra soggetti autistici, anche gemelli. Il linguaggio dei gemelli si costituisce "a due" con selezione e rinforzo di segni che diventano significanti solo all' interno della coppia. Gli studi più recenti individuano nella criptofasia la condivisione di un codice comune, elaborato inconsciamente, segreto; questo permette ai soggetti di comprendersi usando espressioni molto generiche, a discapito della condivisione del codice "esplicito" caratterizzato da precisione, chiarezza e ricchezza che è fondamento della comunicazione verbale tra tutti i soggetti (rapportato a regole anche scritte). A volte questo codice "implicito" è parzialmento condiviso da qualche membro della famiglia, che diventa "il traduttore" e che viene interpellato dagli altri "per capire". Traduttore di un gemello più ermetico diventa spesso anche il cogemello "linguisticamente più competente": in questa maggiore competenza linguistica sembra innestarsi la funzione di gemello-guida o di "ministro degli esteri" (von Bracken 1934).
Ovviamente un rapporto individualizzato con la madre, la relazione con un fratello maggiore, l' iscrizione in sezioni diverse della scuola materna ecc. tendono a far scomparire o addirittura inibiscono fin dall' inizio questa comunicazione segreta, esclusiva: si ripete che il linguaggio segreto è un effetto della vita di coppia stretta, e quindi denuncia con la sua manifestazione una non corretta comunicazione con ciascuno dei genitori. Più facile sembrerebbe crescere i gemelli scongiurando il rischio di comunicazione esclusiva, criptofasica, se sono tre: le relazioni fra tre gemelli sono meno stabili e consentono più facilmente all' adulto di proporsi come interlocutore individuale di ciascuno, a turno; la presenza di un altro fratello costituisce comunque un fatto favorevole, che tende a destabilizzare una relazione stretta di coppia e rappresenta un "fattore determinante per lo sviluppo cognitivo e la socializzazione del bambino" (Dunn 1988).


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