Gemellopoli - La città dei gemelli e delle gemelle

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Le leggende sui gemelli di Giuliana Puglia

Molti dei miti e delle leggende raccontati in tutto il mondo sembrano avere saldi legami con le credenze e le pratiche legate ai Gemelli. In molte di queste storie un elemento importante è costituito dai litigi dei gemelli nel grembo materno. Non deve sorprenderci il fatto che, quando si trattava di decidere quale dei due gemelli fosse il più vecchio, il primogenito o il secondogenito, ci fossero punti di vista opposti. Dalla scelta dipendeva non solo il diritto di successione, ma forse la vita stessa. Un altro tema fondamentale è la contrapposizione nel carattere dei gemelli: uno è il bene, l'altro il demonio, uno ha la pelle liscia l'altro è irsuto, uno è chiaro, l'altro è scuro, uno è artista, l'altro uomo d'azione, uno di indole docile, l'altro focoso, uno rimane a casa l'altro si avventura per il mondo, uno è costruttore, l'altro cacciatore. Ci sono altri attributi, spesso posseduti contemporaneamente, che coesistono al fianco di quelli menzionati: sono agricoltori, cavalieri, guaritori, vincitori di battaglie. La maggiorparte delle storie prevede un tentativo di sottrarre il diritto alla primogenitura, una lotta tra i Gemelli. In alcune è il gemello più debole a vincere con l'inganno, ma spesso è il gemello più forte, in particolare se gli è stato attribuito un Dio come il padre. Gemelli non identici possono avere una maggiore probabilità di sopravvivere di gemelli identici, e questo è forse alla base del fatto che i gemelli delle leggende sono così spesso fisicamente diversi. L' "effetto coppia " tende ad accentuare le differenze caratteriali, qualunque sia la tipologia dei Gemelli. La storia di Romolo e Remo pare seguire in modo molto stretto le antiche consuetudini riguardo i gemelli. La madre vene uccisa, furono abbandonati nelle acque del Tevere e alla fine allevati da una lupa. Furono costruttori (la mitologia attribuisce loro la fondazione di Roma: ai gemelli si attribuisce tradizionalmente il sapere insegnare alla gente nuovi mestieri, in particolar modo l'edilizia o la costruzione delle navi) e alla fine Romolo uccise Remo e scomparve in un rombo di tuono. Una vicenda simile a quella di Romolo e Remo è quella tebana di Zeto e Anfione. Erano due Gemelli, figli di Antiope; il loro padre soprannaturale era Zeus e il padre naturale Epopeo, che morì di vergogna per l'adulterio della moglie. Epopeo lasciò a suo fratello il compito di punire la moglie e uccidere i Gemelli. I bambini furono abbandonati alla morte in cima ad una montagna, proprio come se fossero stati nell'Africa orientale agli inizi del nostro secolo. Furono salvati da un pastore che scoprì il segreto della loro nascita. Infine salvarono la madre dall' uccisione e si dice che Anfione abbia partecipato all' edificazione di Tebe che, per l'appunto, era alle origini una città gemella. La storia di Edipo può essersi sviluppata da un antico mito gemellare. Da bambino era stato abbandonato alla morte perchè, se fosse cresciuto, avrebbe ucciso il padre - una credenza diffusa sui gemelli - e gli fù dato il regno di Tebe, ancora la città gemella. Le leggende sulle lotte prenatali tra gemelli comprendono anche il mito persiano dei gemelli Ormuzd e Ahriman. Ahriman, personalità demoniaca, spirito bambino, avrebbe dovuto essere il più giovane dei due. Si narra che egli dal ventre materno udì per caso il padre dire che il primogenito avrebbe ereditato il regno, sicche lottò per sostituirsi al fratello, di indole pacifica e vi riuscì; prese il posto del fratello ed ebbe l'eredità per novemila anni. Justkeha e Tarviskara, analoghi gemelli mitologici degli indiani del Nord America, si azzufarono nel grembo materno e continuarono a rappresentare nel mondo gli opposti principi del bene e del male. C'è una storia biblica che segue questa falsariga: Fares spinse da parte il fratello Zara al momento della nascita; un'altra leggenda, greca, racconta di Preto e Acriso che litigarono nel grembo materno e il fratello più giovane alla fine trionfò su quello più vecchio. Forse la più famosa di tutte queste vicende è quella di Esaù e Giacobbe. Giacobbe, il mite pastore, ingannò il fratello, cacciatore sul suo diritto di primogenitura. Uno dei primi esploratori, il capitano Merker, racconta come i Masai dell'Africa orientale narrassero una storia molto simile a questa; si può pensare che esista qualche relazione tra queste due storie perchè anche i Masai parlano di un esodo e di un dono della legge, con l'unica differenza che il monte Sinai viene sostituito dal Kilimangiaro. Altre storie sono basate sul pericolo che corre il gemello mortale per colpa del gemello immortale. Gli Ao-Nagas di Assam raccontano di eroi gemelli che si azzuffavano sempre. Il più vecchio trasformò il giovane in uno scoiattolo e, come Romolo se ne andò a vivere in cielo da dove lanciava occasionali lampi come memento: "il grande fratello vi guarda"! Il Dio scandinavo Hodr uccise il fratello Baldr quando litigarono per una Dea e c'è una antica storia fenicia su i Gemelli che litigano: Ipsuranio e Usus, costruttore l'uno, cacciatore l'altro. La storia racconta di una lite particolarmente violenta accompagnata da un tremendo temporale. Comunque sia, la foresta prese fuoco e Usus approfittò della situazione strappando i rami di un albero bruciato e trasformandoli in un'imbarcazione. In questo modo egli divenne il primo costruttore di barche. I Gemelli cominciavano a trarre vantaggio dalla loro diversità. Ed eccoci all'ultimo grruppo di miti. Entrambi i Gemelli sono visti come figure positive, anche se, di nuovo, uno deve esere mortale e l'altro immortale. Il greco Castore prese la decisione di condividere la sua immortalità con Polluce mentre il suo gemello stava per morire, e insieme alternarono periodi di soggiorno in cielo o sulla terra dietro concessione di Zeus, il Dio del tuono. Castore e Polluce divennero i Dioscuri, figli di Zeus. Questi divini Gemelli vennero associati alla stella del mattino e alla stella della sera, che si credeva fossero due diversi astri. Le stelle indicate come gemelli erano spesso chiamate dai greci Castore e Polluce ma anche Giasone e Trittolemo e a volte Apollo e Ercole (la gemella femmina, Artemide era stata sostituita da un gemello maschio). Presso i popoli primitivi era profondamente radicata la paura della perdita al momento del tramonto del sole; molti miti e fiabe traggono la loro origine dal salvataggio del sole da parte di gemelli celesti: un gemello va ad est e l'altro a ovest. Giasone andò con gli Argonauti alla ricerca del "vello d'oro". Molti del suo equipaggio appartenevano a una coppia di Gemelli, come lo stesso Giasone. Altre storie raccontano del salvataggio di una donna che a quanto pare rappresentava il sole. Ad esempio gli Acvin, gemelli guidatori di cocchio, salvarono Sury, la figlia del sole, e finirono con l'essere considerati protettori delle persone in pericolo, coloro che possono aprire gli occhi dei ciechi. Anche la religione persiana aveva i suoi Acvin, ed esiste una chiara connessione tra i due miti. I Gemelli sono coinvolti nella creazione anche di altri tipi di leggende, forse per via del loro legame con la fertilità. Le tribù indiane dei Crow , dei Kiowa e degli Shoshoni hanno storie di divinità gemelle create da un intervento divino che li ha tagliati a metà quando erano bambini. Una leggenda della creazione degli Inca del Perù parla dei fratelli gemelli Apocatequil e Piguerao, che emersero da due uova. Apocatequil pare fosse il fratello immortale. Le dieci tribù di Israele si diceva discendessero dai dieci figli di Giacobbe ciascuno dei quali sposò la propria sorella gemella. I Gemelli divini, in particolar modo i Dioscuri, si credeva fossero di aiuto in battaglia. Una leggenda Tebana narra di come gli abitanti della Locride pregassero i Dioscuri per avere il successo nella battaglia del fiume Sagras: miracolosamente apparvero due cavalieri di aspetto misterioso e grandezza inusitata, vestiti con mantelli rossi e su cavalli bianchi che ben presto mutarono il corso della battaglia. In Gran Bretagna si racconta una storia di gemelli contadini che vinsero per gli scozzesi la battaglia contro gli invasori danesi. Con l'espansione del cristianesimo questi dei Gemelli divennero santi. Nel calendario bizantino e in altri troviamo Florus e Laurus , Frol e Lavior, come erano conosciuti in Russia. E' degno di nota il fatto che quando i peruviani divennero cristiani sotto l'influenza spagnola , cambiarono il nome di uno dei loro gemelli: dal peruviano "il figlio del fulmine" nel nome Santiago. Essi avevano imparato dai loro maestri spagnoli che San Giacomo (Santiago, San Diego) e San Giovanni erano chiamati da Gesù boanerges, figli del tuono. Ad ogni modo era l'apostolo Tommaso che molto probabilmente aveva un gemello, perchè il suo nome deriva dalla parola ebraica che significa gemello, e fu anche conosciuto come Didimo, la parola greca che significa gemello. Non c'è dubbio che il fatto di essere un gemello avesse in molte culture un profondo significato religioso. Due gemelli e una scrofa nella leggenda della fondazione. Nel III millennio, la pianura padana era abitata dai Liguri, popolazione presumibilmente autoctona, cioè originaria di quei luoghi, che occupava una vasta parte dell'Europa continentale. Dell'antica presenza ligure c'è traccia in una leggenda che spiega anche il nome della loro città: Mediolanum. Secondo questa leggenda, due gemelli avrebbero difeso la città dai nemici che attaccavano da est e ovest. Grazie al loro valore la dea Terra li rese immortali, trasformandoli in due fiumi, l'Olona, a ovest, e il Lambro a est. Dal nome antico di questi due fiumi, rispettivamente Olano e Medaco, sarebbe nato il termine Medacolano, più tardi latinizzato in Mediolanum.
Le testimonianze di abitatività dell'area si fanno piu` vive a partire dal VI sec. a.C., in seguito all'occupazione dei Celti. I Celti erano una mosaico di popoli originari dell'Europa centrale, che i Romani chiamavano Galli dal nome di una delle loro tribù. Fu proprio la tribù dei Galli ad occupare la regione Insubria (pressapoco l'odierna Lombardia) e a fare di Milano la loro capitale. Anche i Celti crearono una leggenda per dare lustro al loro insediamento a Milano. Una scrofa, per metà coperta di lana, si sarebbe fatta incontro a un gruppo di cavalieri celtici. L'apparizione dell'animale, simbolo di abbondanza per quella popolazione, li avrebbe indotti a fondare la città che avrebbe preso il nome di Mi-lann, dal vello per metà lanoso della scrofa. L'effige della "scrofa mezzalanuta" si conserva sul Palazzo della ragione, in piazza Dei Mercanti.
Nel 222 a.C., grazie alla conquista dell'Insubria, ribattezzata Gallia Cisalpina, da parte del console Marcello, comincia la storia dell'influenza romana sulla città.


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